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LE OPERE DI Sara Rubagotti | Bio |
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AUTORE: Sara Rubagotti
DATA: 2/2/2010
CATEGORIA: Romanzo
GENERE: Fantasy
Fine della tregua


1.
Il rumore delle gocce d'acqua che cadevano
ritmicamente tra la grondaia e la botte non permetteva
a Rebecca di dormire. Eppure il suono era ipnotico ...
plin plin plin ... quel tanto che bastava per farla cadere
addormentata. Quel giorno aveva trascorso quasi tutta
la giornata fuori, aveva pulito finalmente le giacche e
gli stivali dei bambini, i pavimenti di casa, dato una
rinfrescata dopo i mesi scuri e freddi dell'inverno.
Avrebbe dovuto dormire e della grossa, anche.
Invece, era l, sveglia ad ascoltare i rumori dei suoi
uomini. Jesse aveva otto anni ed era il suo
primogenito. Aveva ereditato i suoi occhi color
smeraldo ed il profilo affilato di suo padre, nonch il
suo carattere strafottente e testardo; per quanto fosse
ancora un bambino, dimostrava spesso una certa
sensibilit nel cogliere le sfumature della vita. Mark era
il suo secondogenito. Aveva compiuto cinque anni
quell'inverno ed era pi piccolo di corporatura di Jesse,
i capelli biondicci di eredit di qualche antenato e occhi
color nocciola con irresistibili pagliuzze dorate. Mark
era famoso per due motivi: la sua voracit e
l'ottimismo. Infine, il piccolo Tommy. Due anni e mezzo
e occhi di un verde scuro, profondi, capaci di
comunicare una serenit mai conosciuta. I riccioli
castano scuro, lucidi, incorniciavano un viso innocente,
bello da strappare il cuore.
Rebecca pass una mano sul viso di Tommy.
Dormiva nel lettone con lei e con suo padre, il viso
finalmente fresco e roseo di un bambino sano. Guarito
... gemette tra s la madre, il pensiero rivolto alle
settimane precedenti, quando la neve era ancora alta e
il suo piccolo con la polmonite. Erano stati giorni
terribili. Insieme a Corin, suo marito, avevano cercato,
provato tutte le medicine e le erbe possibili. Lei, con
un'ottima conoscenza di base delle erbe, aveva
mandato Corin al castello di Weast, l'unica citt
abbastanza grande che potesse commerciare il
carissimo e rarissimo eucalipto blu. Corin era riuscito a
scovarlo in una minuscola erboristeria e con esso
avevano fatto impacchi, spugnature e summufigi cos
odorosi che tutto il villaggio di Makma era venuto a
vedere di che cosa si trattasse.
Tommy si era salvato. Dopo le lacrime, gli occhi
rossi di sonno e i digiuni nervosi della sua famiglia, il
piccolo ce l'aveva fatta.
Il freddo intenso aveva mietuto le sue vittime
anche quell'anno. Risparmi Tommy, ma non due
piccini della sua stessa et. Le madri lacerate dal
dolore vagavano ora con aria assente e disperata nelle
piccole vie mal pavimentate del villaggio. Rebecca ...
per quanto fosse crudele ammetterlo ... ringraziava ogni
istante della sua vita perch non fosse accaduto a lei.
Non avrebbe retto il colpo.
Accarezzava il volto del suo bambino e godeva
della tranquillit di quel sonno innocente. Finch una
mano malandrina non le si poggi su di una coscia.
"Pensavo dormissi" disse a Corin.
"Uhm" fece lui con una smorfia divertita, che poteva
scorgere al buio.
Anche lei sorrise della stessa malizia, ma non
smise di sfiorare il viso di suo figlio. Chiuse gli occhi.
Plin plin plin.
L'acqua della grondaia.
Il respiro dei bambini. Lieve, agitato da piccole
smorfie vocali.
E lui, Corin, cos caldo, vivo, reale.
In quei momenti non riusciva a capacitarsi di
tanta meraviglia. In quella casa abitavano quattro
persone, lei esclusa, e tre di loro le aveva create lei,
con il suo corpo, con i suoi desideri, con la sua forza e
con il suo coraggio. C'era stata anche la rabbia, la
sofferenza, la malinconia e, come sempre, la perdita ...
no, a quest'ultima non era dato pensare. Quelle vite
erano la sua realt, quella con cui abitava, gioiva e
litigava ogni santo giorno. Non avrebbe mai cambiato
la sua vita.
"Che cosa c'?" le sussurr Corin, passandole una
mano sui capelli sciolti. Rebecca li portava lunghi e
mossi, castano scuri, che le scendevano fin oltre il
seno, quasi all'ombelico.
"Ascoltavo. I bambini che dormono, te? la grondaia
da riparare" rise piano.
"E' come un miracolo. ... soggiunse lui, malinconico ...
la grondaia che perde, intendo" scherz con la voce
addolcita.
In quell'istante Tommy si volse di scatto verso
di lui, costringendolo a togliere la mano dalla coscia di
Rebecca. Corin grugn, in segno di irritazione.
"Allora?" ridacchi lei.
"Piccolo furfante! ... dichiar il padre, ponendogli un
bacio tra i capelli ricci ... Io stavo tentando di
approfittare bassamente di mia moglie!"
"Guarda che non ti conviene... lo redargu con
divertimento lei ... Potrei sempre chiamare in mio
soccorso l'eroico e valoroso, nonch leggendario
Mastro Mayster. Vuoi rischiare?"
Corin strozz una risata in gola per non
svegliare i bambini. Il loro segreto. Mastro Mayster.
"Non credo di poter competere con lui" ribatt Corin
impettito, per quanto gli venne nuovamente da ridere.
Tommy riprese ad agitarsi.
Rebecca scese dal letto e si avvolse nella
pelliccia pesante di orso che utilizzavano per il freddo
intenso. Fece il giro del grande letto matrimoniale ... un
lusso costato molta fatica, ma che aveva visto la
nascita dei bambini ... e prese per mano suo marito.
Corin si mise sotto la pelle con lei e si fece condurre
fuori da casa.
La neve si era quasi sciolta tutta, e l'aria della
notte, per quanto fredda, era gradevole ? soprattutto
sotto la pelle di orso. La loro casa sorgeva ai margini
del bosco, fuori dal centro del villaggio e l'ingresso
sorgeva dalla parte del bosco. Cos godevano della loro
privacy e di una certa sicurezza. Una luna
incredibilmente luminosa stagliava le ombre degli
alberi spogli sull'abitazione e su di loro.
Corin fu fatto sedere sulla panca, accanto alla
porta. Docilmente lui obbed, accett le labbra della
sua Bambolina dei Miracoli e la sollev per i fianchi
morbidi, perch si sedesse a cavalcioni su di lui. La
tenne stretta nella pelle di orso e Rebecca lo accolse
dentro di s, il caldo nel caldo, le labbra nelle labbra.
Tutto cos vivo.


2.
Un'altra primavera, un altro anno che rinasceva.
Giada si godeva il tepore delle braci del camino.
Le mani intirizzite dall'acqua fredda del lavatoio
stavano finalmente riprendendo colore e, tra poco,
avrebbero cominciato a pizzicarle.
Quel maledetto inverno, nel castello di Weast,
era stato lungo, freddo e faticoso. Pi di una volta
Giada si era domandata che cosa la spingesse a stare
ancora al mondo, che forse scegliere di lasciarsi andare
all'oblio del freddo e della morte sarebbe stato meglio.
Oppure poteva scappare.
Ma niente di tutto questo fattibile o
accettabile ... si disse per l'ennesima volta. Non era per
se stessa, ma per le persone che le avevano promesso
di andarla a riprendere. Presto, molto presto, le
avevano assicurato.
E tuttavia, per presto che fosse, erano gi
trascorsi dieci anni. Ora ne aveva diciannove e si
sentiva sola, abbandonata e con l'animo pesante di chi
ha dieci decadi sulla schiena. Le avevano fatto una
promessa. Forse lei stessa aveva fatto della stessa
promessa? non ricordava bene, aveva poco pi di otto
anni e sua madre era stata ferita gravemente. No, non
ricordava.
Ricordava altro. Ricordi che le permettevano di
credere in un futuro ancora possibile: il letto caldo, di
piume, le coperte di lana e piume d'oca, le ciambelle
all'anice e cannella, i vestiti morbidi, i sorrisi, gli
abbracci, il sole dell'estate. Mia madre. Mio padre. I
miei fratelli. Mastro Mayster.
I ricordi erano fulgidi, dolci, avvolgenti e, come
sempre, quando ne era dentro, quasi a cogliere suoni,
rumori ed odori, apriva gli occhi e la realt la
pugnalava al petto, allo stomaco e negli occhi pieni di
quella luce calda. La disperazione la opprimeva al
punto da non farla respirare.
Ciononostante, lei adorava perdersi. Era meglio
che affrontare la realt ... non sua, che non le
apparteneva, non era mai stato quello il suo destino,
non quello dei suoi natali.
Con il tempo aveva imparato a convivere con i
ricordi e con la disperazione della sua vita. Perci si
asciug la lacrima solitaria di quello strazio e smosse le
braci. Aggiunse un ciocco di legna e al diavolo Madama
Elma e le sue manie di risparmio a scapito della
servit. Il suo camino rimaneva acceso anche quando
lei era fuori dai suoi appartamenti, che non venisse a
predicare sul risparmio!
Con il cucchiaio raschi il fondo della pentola
nella quale aveva cotto le mele caramellate dei suoi
padroni e ricerc nei ricordi l'odore delle ciambelle alla
cannella. Guardando il fuoco si domand che fine
avesse fatto suo padre. E con lui, tutti gli altri.
Grattando sul fondo della pentola produceva
rumori forti, senza che se ne curasse. Dormivano tutti,
ormai.
Smise di raschiare all'improvviso.
Si pass la lingua sulle labbra appiccicaticce di
zucchero e cannella.
Voleva disperatamente grattarsi, dietro il collo,
sul suo tatuaggio, sul disegno della sua pelle. Avrebbe
voluto farlo, ma era terrorizzata. Non le riusciva pi di
muoversi.
Percepiva...
Il respiro era mozzato in gola.
Con tutto il coraggio che aveva in corpo gir la
testa di novanta gradi.
Occhi color rosso rubino brillavano nell'oscurit
delle cucine. Deglut aria, perch la bocca era secca per
il terrore.


NOTE AUTORE
"Fine della tregua" un progetto nato cos, per caso, e senza una strada ben delineata. Inizialmente doveva essere un romanzo unico, ma in seguito, a causa della sua lunghezza, si 'sdoppiato'.
E' il percorso di personaggi e persone vive e pulsanti, ambientato in un mondo parallelo, fantastico per l'appunto, come vuole la tradizione del fantasy. E' un viaggio alla ricerca della pace in un mondo in guerra, con dei chiari parallelismi alla realt attuale. Un modo per parlare e raccontare gli orrori ed errori reali; stralci di storia contemporanea (come gli stupri etnici e i campi di concentramento nell'Ex Jugoslavia) che qualcuno forse ha dimenticato.

Di certo, un lettore attento pu comprendere. ;-)
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