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LE OPERE DI luca volta | Bio |
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AUTORE: luca volta
DATA: 12/4/2010
CATEGORIA: Racconto
GENERE: Sentimenti
ISTANBUL - parte 2


[segue da ISTANBUL - parte 1]

Lei era sempre uguale. Bellissima. E quando lo straniero la vide intu che lo scorrere del tempo, un po' come la legge, non era affatto uguale per tutti. Era pi matura, certo, ma nessun occhio dotato di una buona vista avrebbe potuto scorgere il passaggio di tutti quegl'anni. No, assolutamente no e pi la guardava e pi ne era sicuro. E per un attimo ne fu di nuovo innamorato, come una volta, come dieci anni prima, come quando il suo cuore era giovane e funzionava bene le volte che si apriva alle buone emozioni. Fu un lampo e il bagliore con il quale la illumin scomparve lentamente fino a riportargliela umana, e finalmente accessibile. Si trattenne dal baciarla subito, e la prese sottobraccio come per portarsela via, per mettersela in tasca, per unirla a lui. Il bisogno di farlo forse l'aveva sempre sentito, ma ora avrebbe avuto anche quella forza che dieci anni prima gli era mancata. E il coraggio di ammettere che quella vita in solitario, contando solo su s stesso, senza mai scendere a compromessi con niente e con nessuno, quella esistenza nomade e all'avventura che aveva sempre voluto ora forse non aveva pi tutto quel senso e quel fascino e quella solidit. Ora, forse, avrebbe potuto anche ammetterlo: si era sbagliato e quello che lei gli aveva pronosticato quando si separarono si era tristemente avverato: era solo e aveva fatto la scelta sbagliata. E ora la rimpiangeva. Dio come la rimpiangeva...
Non parlarono. Nessun suono. Nessuna parola. Come avevano deciso quando era nata l'idea di quel pazzo appuntamento. E si incamminarono veloci, facendo il possibile per fregarsene dei ricordi e infischiarsene di tutte le possibili sfumature che avrebbe poi lasciato quel poco di tempo passato assieme. Era addirittura quasi facile adesso, immersi com'erano nella gioia e nell'eccitazione e non importava quanto difficile sarebbe stato dopo. Vivevano nell'attimo, come lui aveva sempre cercato di fare e come lei gli aveva sempre sconsigliato. Non erano mai stati d'accordo su quel punto. Ma adesso, adesso che aprivano la porta dell'umile albergo e lui la sdraiava delicatamente sul letto, adesso che lei sentiva quanto fuoco bruciasse ancora in quell'ex ragazzo ormai uomo, adesso che non c'era pi nessun passato e nessun futuro ma solo vestiti di troppo, ecco che finalmente lei avvertiva la bellezza dell'attimo, della presenza, della meraviglia della vita.
Lo straniero aveva ancora un buon fisico ma era cosciente di non essere pi un giovane aitante. E si vergogn lievemente quando si spogli. Lei invece, chiss per quale miracolo divino, conservava tutta la morbidezza, l'elasticit e la levigatezza di quando aveva venticinque anni. Fu stupendo toccarla di nuovo e trovare tutto al proprio posto. Nulla era cambiato, nemmeno la fresca fragranza della sua pelle.

Fecero l'amore.

Lo straniero entr dentro di lei con l'eccitazione e il desiderio e la voglia e l'amore che per dieci anni avevano dovuto aspettarla e cerc, per quanto potesse, di lasciar fuori il fardello dei pensieri che si aggiravano intorno a due strane cose chiamate passato e futuro. Non le aveva mai capite quelle due parole l e l'unica cosa che intuiva era che Dio o chi per esso aveva riposto una buona dose di magia e complessit nel concetto di tempo. E anche nel fare l'amore. E che niente importava di pi che il suo amato presente. E che questo, anzi questa, ora era l con lui, attorno e dentro di lui.
Lo straniero fu straniero solo nei primi istanti in cui lei lo vide. Poi divenne sempre pi familiare e ora che lo sentiva cos dentro cap non c'era niente di pi familiare al mondo. Erano dieci anni che non si sentiva cos a casa, anche se lei una casa ce l'aveva e tutto poteva dire tranne che non fosse confortevole. Ma l, l tra le sue braccia si perdeva e tornava la ragazza sognatrice e innamorata che era stata e che ora, da donna, moglie e madre, rimpiangeva un po', nei rari momenti di debolezza. Lo osserv muoversi e contorcersi sopra e dentro di lei. E nonostante il suo corpo fosse cambiato e mostrasse sincero gli anni trascorsi, la bellezza e l'intensit con la quale lo straniero faceva l'amore erano sempre le stesse. Era ancora forte. E puro. Ma fu solo quando chiuse gli occhi che percep quella sensazione: c'era qualcosa, qualcosa di pi. Il bambino e la purezza che sentiva anni prima ora erano scomparsi, anzi no, forse semplicemente evoluti e in ogni passionevole guizzo c'era qualcosa di simile alla fatica, all'esperienza, alla scoperta, alla comprensione, all'equilibrio. Ogni volta che lui la penetrava pi forte un pezzetto dei suoi viaggi passava a lei. I sorrisi dei bambini, le foreste tropicali, la povert dei villaggi, le tempeste nel deserto, l'alba in cima alle vette, le strette di mano con persone dall'umilt infinita, le notti stellate in compagnia del silenzio. E a quel punto fu scossa da un brivido che la fece tremare anche pi dell'orgasmo che aveva appena cavalcato. Fu intuizione. Intuizione che il tempo non era uguale per tutti. E, se era vero che lei era rimasta bella e quasi giovane e lui era invecchiato, forse era altrettanto vero che la forma di quel nomade straniero iniziava a rispecchiarne l'anima e a tingersi di un grigio che sapeva tanto di saggezza. Nel momento in cui lui venne e le strinse forte la mano lei finalmente cap: era pronto. Lo straniero era finalmente pronto. Il suo cuore stava per rasserenarsi e dopo tanto cercare si sarebbe seduto un attimo, riposato e infine avrebbe trovato. E fu gelosa. Gelosa s, perch ora non avrebbe pi potuto essere lei. No, sarebbe stata un'altra a stargli accanto per il resto della vita. E si maledisse quando dieci anni prima lo lasci andare, senza seguirlo, senza provare a capire, senza riuscire a vedere. Poi per cap che le cose non avrebbero potuto andare diversamente. Lo aveva sempre saputo. Certo, stare con lui era davvero fanstastico ma lei aveva un bisogno sconfinato di certezze e di un futuro tranquillo. Voleva una famiglia e quel suo sogno non era al posto giusto l, nel cassetto di lui. Lo amava, ma non poteva aspettarlo. No, dieci anni prima era cos lontano dall'essere pronto e tutto pareva indicare che mai lo sarebbe stato. Decise di lasciarlo andare. E, una volta che lui fu partito per i suoi viaggi e per s stesso, fu dura ricominciare tutto da capo e immaginarlo lontano e dover smetterla di pensarlo. Poi il tempo e quell'incredibile forza di volont che l'aveva sempre caratterizzata fecero la loro parte e lei riusc quasi ad innamorarsi di un altro e sposarlo e avere un figlio e coronare il suo sogno: una famiglia.
Non parlarono nemmeno dopo. Era nei patti e i patti erano chiari e andavano rispettati. Passarono per un'infinit di tempo nel letto ad accarezzarsi e poi rifecero l'amore e poi rimasero abbracciati e uniti e solo verso l'alba dormirono un po'. Non parlarono di quante cose avesse visto lui e di quante sofferenze il suo cercare lo avesse portato ad incontrare fuori e dentro di s. Non parlarono del marito di lei, che in qualche modo la aspettava a casa e del loro (di lei e del marito) figlio, se fosse biondo o castano o a che et avesse detto la prima parola. E soprattutto non parlarono di quell'altro figlio che avrebbe potuto essere il loro (di lei e lo straniero) e che non avrebbero mai pi avuto. E ebbero la forza (e ce ne and molta) di non dirsi nemmeno la cosa pi ovvia e pi banale e pi scontata e pi stupida e forse l'unica che avrebbero dovuto dirsi veramente: ti amo.
Si baciarono sulle labbra, soffici e intensi, recitando la scena di un nuovo addio. Come allora, si amavano ancora e non c'era ragione per separarsi davvero. Cosa pu contare tutto il razionale insipido resto di cose di fronte alla purezza istintiva di un sentimento cos alto?
Ma in questo nuovo distacco c'era qualcosa di diverso. La tristezza, una volta profonda e mista a preoccupazione, veniva ora mitigata dalla maturit che entrambi avevano raggiunto e che sussurrava loro che le cose, forse, vanno sempre come devono andare. Si allontanarono, sorridendosi come due amanti impegnati a fare gli amici e, dopo pochi passi, gli estranei.

Quando lo straniero sbarc ad Eminonu si accese una sigaretta e inalare la prima nota gli ricord di avere fame. Ma non ebbe fretta e non salt sul primo metr che passava di l, anzi cammin lento e ispirato verso Sultanahmed. Transit affianco alla Cisterna e osserv a sinistra la coda di turisti davanti alla Basilica di Santa Sofya. Si ricord giovane e intento a dire cazzate quando quincidi anni prima vi era entrato per la prima volta coi suoi amici. Prosegu, ammirando i giardini dove tante volte aveva passeggiato con lei, e l'imponente Moschea Blu. Sorrise, come volesse brindare ai vecchi tempi, a Istanbul, al sole. Poi si ferm e stavolta niente avrebbe illuso la sua fame. Lo straniero sedette sulla panchina di uno dei tanti baretti disseminati per la via principale e ordin un kebab di pollo e una spremuta di melograno. Divor il panino e bevve avidamente il suo succo preferito tanto che ne ordin un altro. A pochi passi da lui la gente andava e veniva, si fermava, sfogliava guide, leggeva, puntava il dito e ammirava, poi riprendeva a camminare, alcuni sottobraccio altri a briglia sciolta.
Pag il conto e fu solo quando ringrazi il cameriere che si rese conto da quanto tempo non parlava. La voce usc rauca e un po' goffa. Rise, ed era bello ridere di s ora che aveva imparato come farlo.
Ed essere solo non era pi solitudine ma solidit e pens che forse un giorno avrebbe potuto donare tutte queste sue conquiste a una donna speciale. Speciale almeno quanto lo era stata lei. S, era pronto.
Si alz e gli venne voglia di vagare e perdersi per posti che non aveva ancora conosciuto...


NOTE AUTORE
ISTANBUL...parte seconda...;)
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