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LE OPERE DI guido cortese | Bio |
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AUTORE: guido cortese
DATA: 24/2/2010
CATEGORIA: Racconto
GENERE: Avventura
Cronache di uno Spavento. Scout negli anni bui.


Scappavo.. era la soluzione pi giusta in quel momento. Quante volte mi mettevo in disparte in situazioni difficili. Quando gli altri si buttavano nella mischia. Quando gli altri cantavano o suonavano. La prima sera stata una ventata di novit. Io abituato a chiudermi in una stanza, alla ricerca di qualche stimolo. Un computer per amico e la radio che trasmetteva interi ellep tutte le sere alle sette.
Ogni sera aspettavo con ansia che dicesse il titolo e l'autore del prossimo album e se ero fortunato mettevo una cassetta per registrarmelo tutto. E impazzire quando i miei mi portavano fuori per qualunque appuntamento. Le prime volte ero ossessionato all'idea di perdermi una registrazione. Dovevo trovare un metodo per registrare le puntate senza essere presente in casa. Qualcuno immaginer che sarebbe bastato un volgarissimo timer collegato al mangianastri. Certo allora un timer non era cosa facile da trovare. Scappavo dal gruppo ma da solo non mi arrendevo mai. Fu una sera che presi uno di quei regali delle raccolte punti del mulino bianco.
Ecco.. un'altra meteora dei nostri tempi. Mangiavi pacchi di merende per avere una sveglia di plastica a forma di casetta di campagna dipinta a mano con un orologio incastonato dentro al mulino. Un orologio bello grande e con lancette robuste. Sulla lancetta dell'ora fissai una lametta da barba di quelle che si usano anche per pulire e grattare quello che ti pare. Mi ero costruito una specie di carrucola con quel gioco che andava di moda.. il meccano. Era una serie di carrucole su cui facevo scorrere uno spesso filo di cotone. Quindi all'estremit del filo avevo messo un peso piccolo ma concentrato. Quando la lametta delle ore si avvicinava al filo lo tagliava e il peso premeva il tasto della pausa sbloccando la registrazione. Il filo era ovviamente gi un p tagliuzzato per resistere poco al taglio della lametta e dopo centinaia di prove estenuanti la radio era ammaccata e poco presentabile, ma chi se ne fregava: il sistema funzionava eccome.
Cos la mia prima sera del campo estivo fu indescrivibile forse perch non avevo mai vissuto in quel modo.
Trovarsi in cerchio con ragazzi e ragazze sotto un cielo coperto di stelle e un grande fuoco al centro quasi magia, ma forse lo ancor di pi se passando quelle ore in compagnia si ha l'opportunit di esprimersi, recitare per gli altri, suonare, cantare o anche solo improvvisare un motivo che trascini il resto del gruppo a seguirlo.
Chiara era li che mi aspettava. Era l'unica spiegazione che ora mi posso dare.
Stavo seduto davanti al fuoco e osservavo gli altri come se non fossi li. Ero ancora un estraneo nel gruppo e non facile rompere la sintonia e gli equilibri che si creano col passare degli anni. Ma la magia di un cerchio di mettere ciascuno allo stesso livello, dal pi grande al pi piccolo. Un gioco apriva la serata e ogni squadra aveva il compito di recitare una scena su un argomento che veniva spesso deciso sul momento. Cos emergeva subito il carattere delle persone. C'era quella pi timida che balbettava e non si ricordava una parola e c'era quella simpatica che poteva improvvisare. Io cantai una canzone di Madonna e forse riuscii a salvarmi in corner. La paura della prova e di esibirsi davanti agli altri come se fossi su un palcoscenico da solo con una platea gremita di attenzione. L'occhio di bue una fiamma che rosicchia i ceppi pi fragili ma anche le anime pi coriacee. Dopo la prova il capo ci diede dei fogli di carta e tutti dovevano scrivere un pensiero su una persona il cui nome era scritto sul foglio. I fogli venivano poi mescolati in un cestino e restituiti al nome indicato in ciascun foglio. Il destinatario avrebbe potuto leggere e conoscere qualcosa che qualcun'altro avrebbe pensato di lui. Era carino sentirsi liberi di scrivere nel'anonimato. Scrivere davanti ad un monitor e parlare con un perfetto sconosciuto ti rende forte e coraggioso. Come chattare.. eh. Al punto di poter esprimere chiaramente un sentimento che altrimenti non avrebbe la forza di uscire. Ma quelle erano vere chat al naturale. Quando lessi quela frase capii che a scriverla era una ragazza. Era forse lei?
Ma come era potuto accadere?
Ero li da neanche due giorni. Sempre a spalare, montare la tenda, cucinare, raccogliere rami ovunque, correre, giocare. Il biglietto mi aveva trasformato. Mi sentivo pi bello di quello che realmente ero. Eppure i giorni successivi non avevo nessuna sensazione che mi aiutasse a scoprire chi fosse. Al contrario la mia frustrazione cresceva perch uno alla volta vedevo i ragazzi pi grandi e ragazze che si mettevo insieme. Ero invidioso ma non pretendevo certo che uno come me sempre chiuso in una stanza potesse arrivare in scioltezza alla sua meta. Anche il mio capo c'era riuscito. Era decisamente opposto a me. Marco era fisico, istintivo, carismatico, forte e soprattutto passava almeno mezz'ora dopo pranzo a cercare un anfratto nel bosco dove scavare con la pala e lasciare i resti della colazione.
Poi si schiantava sulla sua branda e nel pomeriggio dava gli ordini agli ultimi arrivati. Forse era questo che piaceva alle ragazze?
Avevamo montato in poche ore una cucina fissa. I pali di legno erano dei tronchi d'albero portati dalla sede cos come le corde, che di anno in anno erano sempre pi avvizzite. Il pi grande della squadra aveva gi fatto molte altre volte questo lavoro e sapeva bene come fare i nodi. Si trattava per lo pi di creare una struttura autoportante fissandola a qualche albero vero in modo che potesse durare qualche settimana. Si faceva un castello di pali e alcuni di essi servivano per incastonare le pentole. Altri venivano fissati a quaranta centimetri da terra per lungo, in modo da potercisi sedere sopra.
Nel frattempo a Londra e Philadelphia stavano montando una megastruttura anche loro. Il primo e forse inimitabile megaconcerto del Live-Aid. Sting, David Bowie, U2, Simple Minds, Elton John, Queen, Tina Turner, Dire Straits, Beach Boys, Madonna e Mick Jagger stanno per esibirsi per raccogliere fondi per l'Etiopia.
Dopo cena il richiamo attirava tutti verso il centro della radura. Una persona iniziava un canto che serviva a creare un'atmosfera quieta ma che doveva forse dare a tutti un p di aspettativa. Un cerchio di pietra veniva riempito di legna da ardere e qualcuno portava la chitarra.
La notte pi bella che ricordo ancora fu certamente la veglia alle stelle.
Durante la notte ognuno a turno viene chiamato dai responsabili del campo.
..
..
Yahhwn. .tutte queste cose le sto solo immaginando. Per un attimo sono vive davanti a me.
Il pensiero di questa notte meravigliosa, del cerchio, di Lei e del suo biglietto erano cos forti che quasi riuscivo a sopprimere tutte le preoccupazioni che ora stavano tornando..

Ero alla disperata ricerca del campo che avevo abbandonato e forse loro erano gi in cammino per cercarmi.

Mi ero svegliato presto. Che non si fossero accorti della mia assenza? potevo ancora tornare senza che nessuno pensasse di avermi realmente perso? Iniziai a correre di nuovo.

No. Quello che poteva sembrare un incubo fatto di cattivi e forconi alzati altro non era che un GRANDE GIOCO notturno. Gli attori erano i capi che impersonavano esseri malvagi e non c'era nessun pericolo a giocare con loro. Avevano fatto cos bene la parte che ci ero cascato come un babbeo. Ecco cosa sono, pensai. Un babbeo. Iniziai a correre pi veloce.

E quando il gioco era finito e tutti tornavano alle loro tende per concedersi ancora qualche ora di sonno, una squadra si era certamente accorta del sacco a pelo vuoto. Avrebbero segnalato la cosa ai capi. E sarebbero partiti con le ricerche. Mi avrebbero trovato e punito. Si punito per aver preso iniziative che non avrei dovuto. Babbeo.

La corsa non aveva tregua. Correvo sempre nella stessa direzione. Da qualche parte prima o poi avrei trovato qualcuno o qualcosa! Ero un babbeo. Non potevo accettare l'idea di essere li davanti a tutti. Vedere le loro facce annegare in un mare di risate. E lei. Quella lei che avevo appena iniziato a sognare. L'avrei certamente persa. Avrebbe dissimulato qualunque interesse, anche solo una simpatia che per me costava gi cara.

Fu allora che mi resi conto di non essere ancora del tutto meritevole dello squallido epiteto. Ero peggio di un babbeo. Avevo un fischietto legato alla cintura. Un fischietto di quelli che puoi usare solo in un campo estivo con corpo in acciaio, grosso come il pollice e lungo come l'anulare. Imbarazzante per il suono che fa, non potresti che usarlo solo in quell'occasione e invece ogni giorno te lo suonano nelle orecchie allo sfinimento. E io ce l'avevo addosso! che pirla.

Dopo una decina di squilli arrivarono le urla e repliche di fischi. Interminabili scambi di trilli. Il tam-tam dur una decina di minuti e finalmente l'incidente si risolse in un ricordo bizzarro, ma non imped al mio capo di lasciarmi tutto il giorno con un tozzo di pane vecchio e qualche carota.

Si perch di Chiara non rimasta che l'ombra, la memoria di una persona che avrei potuto conoscere, ma ero cos teneramente legato alle mie avventure. Una ragazza allora gi troppo audace e per nulla timida, che oggi potrebbe sembrare
un angelo a paragonarla con quelle che incontri per strada. Ma no, solo una ragione reale: le piacevo. Tutto il resto non conta. Ho vissuto ancora mille vite dopo questa, ma ancora non capisco come abbia potuto perdere questa possibilit. Questa prima vera storia che mai esistita. In cambio di un grande gioco notturno.

che babbeo!


NOTE AUTORE
Non facile tornare indietro nel tempo, e dare forma e luce alle cose che sono realmente accadute. Ma il potere del linguaggio oggi pi che mai quello che fa rendere reali le cose non per come esse sono ma per come sappiamo descriverle. E va a finire che non sono mai accadute?!
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