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LE OPERE DI Massimo Vaj | Bio |
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AUTORE: Massimo Vaj
DATA: 1/5/2010
CATEGORIA: Racconto
GENERE: Avventura
Lo strano sogno di Vidharr (1 parte)


L'universo si sa, uno, a immagine del Centro che l'ha generato, e tutto comprende non potendo escludere che l'impossibile a realizzarsi in nessuno dei suoi indefiniti piani di realt, quello dei sogni compreso.
"L si realizzano le cose pi strambe"
pens Vidharr, guardandosi attorno stralunato, nell'impossibilit di cogliere il senso di quello che vedeva. I nani, escluse rare eccezioni, non dormono molto e si danno un gran daffare a costruire castelli e strade in dura pietra, scavare miniere dove estrarre metalli e pietre magiche e corteggiare nane pericolose, con le quali tentare invano di esporsi in vanterie che le nane mortificano senza alcuna piet, maneggiando una cruda superiorit intellettuale che l'unica arma che un nano ha problemi a schivare. Questa loro natura non li spinge, di solito, a dare eccessiva importanza al corpo dei sogni evanescenti che insidiano la loro connaturata solidit. Per la stessa ragione i nani poco apprezzano tutto quello che mette in precario equilibrio convinzioni e conoscenze, le quali si allungano misteriosamente nel loro epico passato, allo stesso modo in cui l'intreccio di grotte, scavate dagli antenati, si perde sprofondando verso il centro del pianeta, infuocato come la fucina che arde nei loro cuori. Ma questa volta era uno strano sognare, quello che accompagnava le solide convinzioni di Vidharr verso il pericolo di sgretolarsi, e i responsabili dovevano essere stati i funghi raccolti nella grotta del labirinto oscuro. Gli tornavano alla mente antichi ricordi di frasi sussurrate alle sue orecchie appuntite dalla nonna, che gli ordinava di calpestare quei frutti del diavolo e di non guardarli neppure. Lui, entrato nella grotta del labirinto oscuro inseguendo un coniglio selvatico, si era perso e aveva vagato per un tempo interminabile tra quei cunicoli, ciechi come la sua anima che aveva dovuto azzittire per riempirsi lo stomaco. Gi, lo stomaco. La sua nonnina gli aveva insegnato a diffidare anche di quello, assicurandogli che era l'antro del demonio e che aveva due uscite: una davanti e l'altra dietro, ma tutte e due conducevano all'inferno. Come non darle ragione ora che nei suoi occhi quelle fiamme roteavano insopportabili, pulsandogli nel petto come a volergli urlare che il mondo stava l, davanti alla sua intelligenza, ma non era come lui l'avrebbe voluto, era molto pi bello. Aveva dovuto mangiarli quei maledetti funghi, per non morire di fame, e non era pi sicuro che ne fosse valsa la pena. Adesso che il mondo parlava non attraverso la solita voce che lo aveva tormentato fino a quel giorno, ma per immagini nude, veloci e crudeli come sa essere la verit quando esplode. Di fronte al terremoto di emozioni che gli faceva tremare quel suo cuore di nano, generoso e temerario, che segnava il centro del suo esserci, lui era immobile perch non c'erano frecce da schivare n lance da spezzare. C'era solo un nano e la sua dignit, offesa dal nuovo scorrere degli eventi che l'avevano ricondotto fuori da quel buio, ricomponendo il labirinto della caverna nell'altro labirinto, quello interiore e che, stando fuori dalle sue previsioni, aveva una sola uscita che sfociava nel destare il suo spirito. Il bosco era pi gigantesco di quando l'aveva lasciato per entrare nel labirinto oscuro, e vivo come non lo aveva mai visto prima. I rami si muovevano sinuosi e sembravano salutare la sua diversa coscienza che, confusa da tanta bellezza, gioiva come se avesse avuto le ali. I piedi si muovevano leggeri tra i rami secchi, e le foglie erano percorse da tutte le sfumature che il giallo conosce. Non un inciampo sul sentiero non tracciato dagli uomini, ma solo da un Mistero che si divertiva a nascondersi, mostrando i propri fantasmi in una vorticosa danza di immagini che inebriavano di vertigine. Il suo turbinio di pensieri aveva la forma delle nuvole che si rincorrono nel vento, assumendo forme che non si possono fissare, senza meravigliarsi della sfrenata fantasia di un cielo che non era mai stato vuoto. Arriv al villaggio a sera inoltrata, stanco e con gli occhi cerchiati da cornici nelle quali ancora correva l'energia dello stupore. I bimbi gli corsero incontro in cerca di bacche dolci, ma si fermarono quando sentirono il tremore nelle sue mani e lo videro stanco e sfatto, come un letto dove si trascorsa la notte a piangere. La notizia del suo arrivo, dopo una settimana di assenza, si diffuse veloce quasi quanto la contentezza di saperlo vivo, e Ghedra non ebbe nemmeno la forza di corrergli incontro perch quella forza doveva servirle per frenare le lacrime.
"Fannullone di un marito incosciente!" Vidharr sent tuonare nella testa, e pens che mai Ghedra si era cos avvicinata alla sua realt interiore. L'effetto dei funghi era ancora nel pieno dello sfavillio di meraviglia e Vidharr sapeva che il suo nuovo vedere gli avrebbe rivelato un lato del suo villaggio che non avrebbe mai voluto conoscere. Entr nella sua casa e gli sembr troppo piccola per un cuore che era stato una cosa sola con la foresta e il cielo, nella consapevolezza di avere un unico Padre, pi piccolo anche di un nano, ma pi grande dell'universo intero.
Vidharr aveva un corpo temprato meglio di una spada, e sodo come quello di un sasso quando privo di venature, ma il suo animo era gentile come una mammola appena uscita dalla terra per guardare la primavera, e l'effetto dei funghi lo stava scombussolando pi dell'accarezzare una piccola pietra magica.
Incapace di stare fermo, in quella sua casa che teneva fuori il mondo, decise di uscire e di sedersi sulla pietra tonda che stava al confine esterno del villaggio. Da l avrebbe potuto guardare, senza essere disturbato, la fantasia del Padre che pennellava la realt senza tralasciare un solo colore. I tetti di paglia che punteggiavano il villaggio, come i bottoni bianchi decorano un'amanita muscaria, sembravano prendere per i capelli le pareti che li sostenevano, e tutto aveva l'aspetto di stare a gambe all'aria. Nulla scombussola un nano pi del ribaltamento delle proprie convinzioni. A pensarci bene era cos anche per i gambalunga che, come accadeva per i nani, erano capaci di urtare l'evidenza, spintonandola, pur di appropriarsi della ragione. L'aria che ondeggiava divertita attorno ai suoi occhi lo convinse che le allucinazioni hanno un proprio spessore, che assomiglia a quello dei sogni, e che ti pu far ridere nel sonno, oppure urlare di terrore. Ben presto, a cominciare dai bambini, una moltitudine di nani e nane gli si raccolse vicino, accovacciandosi attorno silenziosa, nell'aspettativa di una rivelazione che uscisse da quegli occhi i quali, diventati pi neri e luminosi, mostravano di poter scavare una pi profonda galleria dentro ai segreti che custodivano quella che era, per tutti, una realt che mostrava la propria amorevolezza raramente, e solo alla chiusura del sipario. Vidharr, che avrebbe desiderato stare solo e che provava vergogna in quel sentirsi nudo davanti a un mondo che lo incitava, prese a guardarli uno per uno, alla luce delle vampate di fiamma fredda che illuminava quei volti tondi, nei quali erano incastonati occhi che volevano sapere cosa pu nascere al di fuori del consueto. Lui li percepiva come fossero tutti suoi figli, nati da Ghedra, la sua amata moglie, tosta, necessaria e fluida come la pietra quando affila le lame. Non osava pensare cosa lui avrebbe potuto essere senza di lei la quale, in disparte per non forzarlo troppo, quella sera pareva essere dentro al suo cuore, e forse da l non sarebbe mai uscita.


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continua...
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