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LE OPERE DI Massimo Vaj | Bio |
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La Scatola Nera
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AUTORE: Massimo Vaj
DATA: 1/5/2010
CATEGORIA: Racconto
GENERE: Avventura
Lo strano sogno di Vidharr (2 e ultima parte)


Allo stesso modo dell'esistenza, che nasce senza chiedere permessi solo perch pu, la voce di Vidharr prese a modulare un flebile canto che usciva da quello che pareva essere uno zufolo nella sua gola:


Dolce la bruma che circonda la sera come fosse profumo di una cosa non vera
Piano si espande come un pianto sommesso rivelando paure che le stanno nel mezzo
Come da storia antica si dimentica presto e ci si riaddormenta attorcigliati al canestro
delle cose volute da incantesimi strani con i cuori induriti come fossero mani
che si allungano a prendere una bruma che sfugge come il cuore di nano che per questo si strugge


Le note della nenia, uscita dallo sguardo col quale Vidharr abbracciava il piccolo popolo dei boschi, si dispersero languide senza incontrare resistenze, e molti furono i cuori che le seguirono, almeno tanti quanti erano i luccichii di commozione che riflettevano lo scoppiettare delle fiamme, alzatesi a sfidare il vento che le portava via con s.
Vidharr non sembrava pi lui, e Ghedra fu sorpresa che il suo nano potesse lasciarsi andare ai moti dell'anima, come avrebbe potuto fare solo indietreggiando nel tempo. Ma Ghedra non aveva dubbi che uno come Vidharr, piuttosto di tornare sui suoi passi avrebbe scelto il bivio pi pericoloso, e infatti cos lui fece.
Si alz dal sasso battendosi i vestiti, alzando un polverone che fece tossire di risa i nani a lui pi vicini; riassett il fuoco maneggiando i tizzoni rossi con le sue corte dita, che non temevano neppure l'inferno. Poi si sedette a gambe allungate, ch i nani non riescono a incrociarle, e subito Ghedra gli si accovacci dietro la schiena, per sentirne di nuovo il calore e aiutarlo a star comodo.
"Raccontaci cosa accaduto nella caverna dell'oscuro labirinto, che ti ha spalancato le pupille da farle sembrare onice raro"
L'onice, per i nani come per i gambalunga, era una pietra dura e nera, e ricordava il cielo senza sole delle grotte scure, simboleggiando il faticoso cammino che un essere percorre dentro si s.
Vidharr parve solcare, con la memoria luoghi lontani, e la sua voce si mosse improvvisa, insieme al brillio col quale il Mistero si nascondeva nei suoi occhi
"Avrei dovuto capire subito che quel coniglio non era quello che sembrava essere" inizi guardingo
"Correva troppo piano, come se volesse farsi prendere" continu
"Mi stava a un palmo di distanza e non riuscivo ad afferrargli la coda. Quando mi tuffai, sicuro di prenderlo, mi ritrovai al buio e capii che quello era il destino di chi, interessato solo a cacciare, non si accorge di essere anche una preda"
Dalla platea un diffuso mormorio di ansia segu quelle parole, dimostrando, se ce ne fosse stato bisogno, che ai nani non piace essere scoperti.
"Ma il coniglio era ancora l, fermo davanti a me, e mi fissava come a voler sostituire con gli occhi una smorfia di scherno"
"Mi lanciai di nuovo e ancora per innumerevoli volte, fino a quando non fu pi possibile tornare sui miei tuffi"
"Ohhh!" dissero i bimbi, con l'aria di chi non avrebbe mai pi assaggiato una coscia di coniglio.
"Vagai per giorni, maledicendo la mia testa dura, e pian piano mi accorsi di girare in circolo"
"Come in circolo?" chiese un nano anziano, da sotto una lunghissima barba bianca che lo faceva sembrare un Babbo Natale in miniatura, ed era questa la ragione che aveva fatto dimenticare a tutti il suo vero nome
"La caverna dell'oscuro labirinto circolare?" insistette il piccolo Babbo Natale
"No" rispose Vidharr
"Ma la magia fa apparire le cose come non sono, oppure come sono veramente e non ce ne siamo mai accorti"
Un brusio di approvazione leg tra loro stati d'animo che ascoltavano sulla punta di piedi troppo grandi, se confrontati al corpo che dovevano portare in giro.
"Quel girovagare per il labirinto somigliava sempre pi al non saper dare risposte alla vita, quando lei ti mostra che l'hai sempre osservata dal lato sbagliato"
Un silenzio gelido scese improvviso, perch nessuno l in mezzo, nemmeno i bimbi, aveva mai pensato di potersi sbagliare
"Noi nani, che grattiamo la schiena al mondo e piantiamo gli alberi che ci proteggeranno domani, non ci chiediamo mai il perch del mondo, noi diamo per scontato che tutto quello che ci circonda l, per avere noi in mezzo"
Una voce vicina, proveniente dalla schiena di Vidharr, tent di correggerlo
"Perch, dove saremmo noi, se non nel mezzo di ci che ci accade?"
"Mio adorato intrico di peli e muscoli" replic lui
"Certo che siamo nel mezzo, ma non pi di quanto ogni cosa nel mezzo di tutte le altre cose"
Ghedra si trattenne dal mollargli una gomitata nei reni e non insistette oltre, l'avrebbe stangato pi tardi, a casa, ch non le andava che i bambini la potessero vedere
"Dopo, non so dire quanto, cominciai a sperare d'incontrare anche un pericoloso cinghiale, pur di mettere sotto ai denti qualcosa di peloso e diverso da Ghedra" disse, guardandola di sottecchi con la coda dell'occhio, autorizzandola cos a suonargliene di santa ragione, una volta che fossero ritornati alla loro casetta
"Ma trovai solo dei piccoli funghi magici..."
I nani, nessuno escluso, potevano mangiare quei funghi solo quando volevano parlare di persona al Padre celeste, e poich la storia del piccolo popolo racconta che col Padre si parla solo da morti, nessuno li voleva assaggiare
"Ho dovuto farlo, il coniglio prima e il labirinto poi mi ci hanno costretto"
Nessuno gli credette, perch sapevano tutti che Vidharr era un ingordo imbroglione, certamente anche buono, ma si sarebbe mangiato persino le sue unghie se non le avesse avute cos corte e nere
"Dopo un'oretta il drago dormiente si prese cura del mio spirito e lo svegli con un calcio nel sedere"
Ghedra si sent improvvisamente in sintonia con quel drago anche se, non avendone mai visto uno, non credeva alla loro esistenza, raccontata dalle leggende del popolo dei vecchi nani, sempre ubriachi di frottole
Il folto gruppo che lo attorniava curioso parve sollevarsi dall'erba, e l'erba sembr anch'essa in un'aspettativa ansiosa
"Terribili vampate mi allargarono gli occhi e vidi nel buio, sia quello che incupiva il labirinto magico che quello che sigillava con un opercolo il mio occhio interno"
Nessuno aveva mai parlato di un occhio interno nei nani, e tutti parvero sul punto di dover sbattere una palpebra che non sapevano dove andare ad aprire
"S, nemmeno io avevo mai immaginato di avercelo, eppure i funghi ti fanno guardare il buio illuminando dall'interno il cuore, e i pensieri che vengono fuori da l diventano, di colpo, pi chiari e diversi, capaci persino di considerare il mondo partendo dal suo centro, e non come facciamo noi nani, pesandolo dal di fuori"
Commenti sommessi si accavallarono tra loro come una marea di disapprovazione, e gli sguardi si nascosero dietro sottili fessure, come quelli che caratterizzano i preti dei gambalunga
"Bambini a nanna!" dissero, alzandosi in coro, voci femminili e preoccupate
"Che domani si deve andare nel bosco interno a raccogliere le bacche dolci"
Cos, accompagnati in fretta da una nana anziana alle loro capanne, la foresta di pensieri ancora giovani non avrebbe chiuso occhio, cercando di sbirciare tra le canne del muro che li avrebbe divisi dalle parole di Vidharr, il "quasi mago" del labirinto oscuro

"Ma che significa guardare il mondo dall'interno?" chiese una voce che esauriva il pensiero di tutti
"Vuol dire che lo sguardo sul mondo osserva prima le ragioni e dopo gli effetti che provengono da quelle ragioni"
A tutti sembr un'ovviet, perch nessuno di loro si sarebbe mai sporto a chiedersi dell'uovo e della gallina, il piccolo popolo le uova e le galline se le mangia, mica ci si fanno sopra i discorsoni
"Cos tu, Vidharr, nel labirinto magico hai saputo se viene prima l'uovo o la gallina?"
I nani erano poco inclini ai sofismi impegnativi, in compenso per, sapevano andare al sodo, anche quando non si trattava di uova cotte
"C' stato un tempo" riprese Vidharr
"Nel quale il tempo non scorreva, ed era come se fosse stato immobile sopra al vortice degli eventi che si preparavano per stringere le pietre nella morsa degli accadimenti futuri"
Non un respiro si fece udire, in quella marea di teste pronte a ridere a crepapelle dietro le balle che sarebbero uscite dalla bocca di Vidharr, che adesso tutti avrebbero volentieri chiamato: "il guerriero rintronato"
"In quel "non tempo" c'erano i semi del mondo, e anche le uova che sarebbero state galline, e oche e uomini e, infine, persino i nani"
Da ancora pi in basso di dove stava la ressa un chicchiricchcch tent di avvisare dell'arrivo dell'alba, ma fu interrotto subito, e poco gentilmente, da un calcione, che sollev una manciata di piume che caddero velocemente a terra, svenute come fossero state di piombo
"Sicch noi nani saremmo dello stesso lignaggio dei gambalunga spilungoni che si credono pi vicini di noi al cielo?" chiese una nonnina che aveva la voce curva come la sua schiena
"Non ho detto questo, ma solo che tutti proveniamo dalla "Non esistenza", la quale precede l'esistenza, ed entrambe zampillano dal Mistero scuro che si fatto chiaro senza che i nostri occhi lo riescano a vedere"...
"Almeno fino a quando i funghi non ne mostreranno l'assenza di forma"
A quel punto nessuno ebbe, per quello scorcio di ormai mattino, pi niente da aggiungere, e persino il gallo fu soddisfatto di avere avuto la conferma di ci che aveva sempre sospettato essere la verit, senza aver mai avuto il coraggio di rivelarla al mondo: viene prima l'uovo della gallina e lui, che era il pap dell'uovo... veniva prima ancora...


NOTE AUTORE
fine
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