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LE OPERE DI Massimo Vaj | Bio |
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AUTORE: Massimo Vaj
DATA: 21/6/2010
CATEGORIA: Racconto
GENERE: Avventura
Non ancora


Un sovrapporsi di non ancora era stata la sua vita, cominciata dietro occhi smarriti e una bocca spalancata che lo portarono in trincea, sulla linea di fuoco di una mitraglia nemica che gli strapp la spalla dal busto. Tornato sulla sua montagna, portandosi il braccio morto con s, prese a zappare la scarsa terra sassosa e a coltivare un campo, frequentato da tutti i ragazzini del paese che trovavano squisita, e facile da rubare, la sua poca frutta e la sua uva. Lui, in cambio, tagliava i capelli a tutti loro, conciava le pelli di volpi e lepri che gli portavano, mai facendosi pagare, e in tutta la valle, ancora oggi, si ricordano di lui ridendo per la scodella che utilizzava su quelle zazzere arruffate, in modo da farli sembrare tutti fratelli di sangue. Si spos tardi, mio zio Papo, con la Pina, che cos divenne mia zia, bella ma dura, come necessario essere da queste parti. Quattro aborti, perch la patate non potevano stare dove crescevano, e portarle nella gerla, su per un ripido pendio, era incompatibile con la gravidanza. Mio zio parlava poco, quasi la sua bocca fosse il prolungamento del suo braccio morto che doveva rincuorare l'altro braccio, quello che lavorava per due. Mi ha insegnato a riconoscere i funghi, gli alberi e le domande stupide, e l'incanto del camino che scalda solo l'anima, quando la legna poca.
L'ultimo anno faceva le scale sulle ginocchia, in silenzio e senza un gesto di stizza, come era stata tutta la sua vita, e quando lo portarono all'ospizio, dove visse per poco, disse soltanto

"Lo sapevo che sarebbe arrivata"

quando fino ad allora aveva solo detto

"Non ancora"

Il giorno in cui lo zio mor io lo seppi per vie misteriose e lo dissi, interrompendo un parlare d'altro, a mia moglie, che mi guard come fossi improvvisamente impazzito.
Pochi giorni dopo mia madre mi telefon piangendo, alle cinque del mattino, e mi comunic che il Papo le aveva dato, in sogno, due numeri da giocare al lotto per me. Io non gioco mai e non credo a nulla, nemmeno al non credere, ma quei due numeri uscirono per due settimane consecutive.
Ora abito quella che fu la sua stalla, e coltivo la sua terra, nello stesso susseguirsi dei non ancora che ha inseguito lui, e so che arriver anche per me il momento nel quale il non ancora diventer un nessuno sa.
Lo zio mi ha insegnato tacendo, forse senza saperlo, e io ho imparato da lui, senza accorgermene, a rispettare il Mistero che si dona a tutti senza favorire nessuno.


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