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LE OPERE DI Massimo Vaj | Bio |
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AUTORE: Massimo Vaj
DATA: 16/4/2011
CATEGORIA: Racconto
GENERE: Avventura
Il piazzista


Il campanello suon senza insistenza, un solo leggero tocco e poi il silenzio.
Dunque non potevano essere i Testimoni di Geova e nemmeno i militanti di Lotta Comunista, cos alteri nel loro bisogno di eguaglianza che venivano scelti dal partito in base a parametri di corrispondenza fisica.
Forse era un venditore porta a porta.
Macerata dalla curiosit andai ad aprire col Folletto in mano, l'aspirapolvere che mi avevano rifilato l'ultima volta, ormai tre anni fa, per il quale ancora stavo in alto mare con le esose rate di un mutuo che pareva non voler estinguersi mai. Immagino che, al suo interno, al posto del filtro anti acaro debba avere un teatro, con i palchi dorati che ricordano quelli del Bolshoi di Mosca.
La mia porta non ha l'occhio magico, non gliel'ho voluto mettere perch mi d la nausea guardarci dentro, cos aprii con circospezione, dopo aver messo la catenella di sicurezza.
Dall'altra parte della porta un individuo maschio, di razza ambigua, teneva in mano una borsa in pelle, da medico condotto, che ispirava fiducia.
Dietro un sorriso indecifrabile mi mostr un foglio che aveva l'aria di essere l'elenco di domande tipico di un test o di un'intervista.
Io feci per chiudere la porta, ma quello mi porse una mazzetta nuova di banca, composta da un centinaio di biglietti da mille euro l'uno.
Tolsi la catenella, gli spalancai la porta e lo feci entrare, guardando le sue scarpe strane.
Non mi fece i complimenti per come tengo pulita la casa e si sedette senza chiedere il permesso, dato che quel permesso lo avevo appena intascato.
Mise la borsa sul tavolo, la apr e ci infil una mano dentro, lentamente, con l'accortezza che si deve usare quando i serpenti all'interno sono velenosi.
Estrasse una specie di macinino del caff che aveva un intreccio di meccanismi strani, che stavano come fossero sospesi sopra un coperchio che pareva composto da vapore violetto.
Non avevo mai visto prima un oggetto del genere e ne fui incuriosita.
Fino a quel momento l'uomo non aveva pronunciato una sola parola.
Allungai la mano per toccare lo strano congegno, ma l'uomo mi fece cenno di attendere.
Lo appoggi al centro del tavolo, lontano dalla mia portata di movimento e si mise a scrivere, sul foglio dell'intervista, in caratteri che mi erano sconosciuti.
Pensai fossero dei simboli convenzionali e mi convinsi che, forse, era un linguaggio tipo quello dei sordomuti.
Finito che ebbe di scrivere mi porse lo strano macinino e mim il gesto di come avrei dovuto usarlo, ruotando la mano a spirale e facendola andare su e gi, con dolcezza musicale.
Mi face capire che dovevo fingere di girare la manovella senza per doverla toccare.
Io lo feci e non accadde nulla.
Lui non si spazient e mi mostr di nuovo il gesto da compiere, questa volta con estrema lentezza, e io ci riprovai.
Improvvisamente la stanza attorno a me svan, e con lei anche l'oggetto strano e il piazzista.
Mi toccai la tasca per controllare che i soldi ci fossero ancora e mi tranquillizz che fossero ancora l.
Non mi ero mai sentita cos bene, e ondate di felicit mi percorsero il corpo e la mente, mozzandomi il fiato. Ero immersa in uno spazio cosmico smisurato, e potevo quasi sfiorare le stelle che lo illuminavano.
Non smisi un attimo di girare quella immaginaria manovella, perch capivo della necessit di avere garantita una propulsione che mi spingeva dove la mia mente aveva deciso di andare.
Il tempo si era come fermato, insieme al silenzio irreale che mi impediva di gioire.
Non c'era posto per la contentezza, in quell'immensit dove solo l'intelligenza pareva avere importanza.
Poi mi ricordai della mia famiglia, di mio marito e dei figli che non ho mai avuto, ma che desideravo con tutta me stessa, e smisi di girare l'inesistente manovella.
Appena arrestato il movimento ondulatorio della mia mano la realt usuale si ricompose attorno a me, e il sorriso dell'uomo si apr nel mostrarmi di conoscere le sensazioni di estrema felicit che avevo sperimentato.
Scrisse ancora a lungo su quel foglio che aveva, poi, sempre restando in silenzio, mise lentamente quello che sembrava un macinino da caff nella borsa e se ne and senza salutare.
Non raccontai a nessuno di questa storia, per timore di essere inquisita dagli psichiatri di qualche clinica dell'orrore, e anche perch da quel giorno mi basta compiere quel movimento a spirale con la mano... che tutto attorno a me scompare e ridivento felice, di una felicit priva di gioia, come quando si sa di conoscere bene una realt che non si ancora capita.


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Mah...
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