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LE OPERE DI Massimo Vaj | Bio |
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La Scatola Nera
Odori
AUTORE: Massimo Vaj
DATA: 30/6/2011
CATEGORIA: Racconto
GENERE: Avventura
Il MultiRobot


Tre giorni di attesa sono pochi, se stai aspettando che ti consegnino un tostapane o un asciugacapelli. Diventano molti se un'auto sportiva, ma se devono portarti a casa un robot multisex di terza generazione, quella che si avvale del caucci polimerico multistrato a densit variabile... tre giorni diventano un'eternit.

Dopo aver sborsato tre anni di risparmi, costati la soppressione delle telefonate porno, della pizza al sabato e un'ipoteca sulla casa dei miei vecchi, l'eccitazione dell'attesa aveva ridotto il mio corpo in uno stato imbarazzante. Non riuscivo pi a dormire, e dietro due occhiaie nere il tempo lo passavo a rileggermi l'estratto del manuale d'uso che mi aveva convinto a un acquisto che definire azzardato sarebbe riduttivo. Soprattutto mi catturava quella frase intrigante, stampata sul dorso della copertina traslucida che sembrava sudata, buttata l come se niente fosse:

La nostra Azienda si complimenta con lei per aver scelto il prodotto tecnologicamente pi avanzato nel campo dell'assistenza alle persone anziane prive di sostegno emotivo.

Era, quello, il tipico stile ambiguo che ha sempre distinto il Proscenio della Libert, ex PdL, che durante la passata recessione, fin quasi dentro la successiva guerra civile, si era persino occupato di politica e che, oggi, aveva lanciato sul mercato la preziosa innovazione tecnologica che ha condotto, mi sia consentito il dire, al MultiRobot, l'oggetto che riassume, in s, la sommatoria che deve caratterizzare ogni genuina aspirazione alla trascendenza spirituale della sessualit, quando questa riuscita a smarcarsi da ogni volgare interesse economico.

Almeno... questo quello che dice la pubblicit.

Lascio immaginare la gelosia che provai quando il corriere mi consegn uno scatolone che mostrava evidenti tracce di manomissione, che si accordavano con l'espressione vacua e sorridente dell'ometto, piccolo e tarchiato, che non mi chiese neppure la mancia.

Pieno di apprensione tolsi i sigilli gi violati, che avrebbero dovuto proteggerlo, e scartai l'oggetto: era morbido e vellutato, con il profumo lieve che ha l'aragosta appena essiccata, e due occhi pieni di una comprensione che pareva volersi scusare, come fosse il frutto acerbo di un senso di colpa.

Trascinai il tutto in casa e lo misi al centro letto. Ora restava solo il dover far debiti per acquistare il rotore interno a sviluppo dinamico, che accumula energia ogni volta che lo sbatti, allo stesso modo degli orologi che vanno quando muovi il polso.


NOTE AUTORE
Fantascienza pura, ma forse non tanto...
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