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LE OPERE DI Massimo Vaj | Bio |
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AUTORE: Massimo Vaj
DATA: 1/1/2008
CATEGORIA: Saggistica
GENERE: Riflessioni
Sul Fine e i mezzi per raggiungerlo


Questo scritto dedicato e rivolto a tutti coloro i quali sono convinti che, poich l'esistenza deve la sua sopravvivenza alla violenza dell'inter-divoramento dei suoi elementi, questo sopraffarsi vicendevole, che poi vede il pi forte sopravvivere a scapito del debole, viene interpretato come fosse una buona ragione perch sia emulata quella forza che garantisce il guadagno di un vivere indegno. Il mio breve studio mostra che costoro hanno torto e, con loro, intere correnti ideologiche e di pensiero degradato che hanno segnato di crimini e genocidi la triste storia dell'umanit.

C' chi pensa che il fine giustifichi i mezzi e chi dice che , invece, l'insieme dei mezzi usati per raggiungerlo.
La questione sollevata dall'accostamento di queste due visuali, in opposizione tra loro, cos interessante e importante da dover essere sviluppata e chiarita, perch le conseguenze che ne derivano sembrano altrettanto inconciliabili dei due punti di vista che si fronteggiano, ed importante trovare una soluzione che sia in armonia con i principi universali dell'esistenza.
Se questo fine fosse rappresentato da un numero, scomponendo a ritroso questo numero si vedrebbe che i numeri ottenuti da questa divisione porterebbero al numero rappresentato da questo fine per differenti vie di calcolo, le quali sono altrettanti modi diversi di calcolare, per somma o sottrazione o per moltiplicazione e divisione, questi numeri parziali che condurranno a quello totale. Cos, se il fine fosse dieci, le dieci unit che lo compongono arriverebbero al dieci per somma di unit, ma potrebbero arrivarci anche per moltiplicazione, con un due per cinque o con un tre pi tre pi tre pi uno, oppure tre per tre pi uno, o cinque pi cinque etc.
Questo modo di arrivare al fine utilizzer I numeri che sono compresi nel dieci, e sarebbe la rappresentazione di un fine che esplicato dai mezzi che gli appartengono.
L'altro caso, invece, pu riferirsi a una sottrazione o a una divisione, e il numero dieci essere ottenuto, per limitarci a un paio dei molteplici e possibili esempi, da trenta meno venti o da quaranta diviso quattro. N il primo, il trenta, e neppure il secondo, il venti, allo stesso modo del quaranta, sono compresi nel dieci, eppure conducono allo stesso identico fine: il dieci.
Si costretti ad ammettere, di conseguenza, che il fine sia possibile raggiungerlo sia con mezzi compresi in quel fine, sia con altri che non lo sono.
Eppure risalta, con evidenza, che gli esempi fatti fino a ora sono di un ordine essenzialmente riferito all'aspetto quantitativo dei numeri. Che succederebbe quando il fine da considerare appartenga a una diversa sfera di realt e che questa sia da valutare sotto l'aspetto qualitativo, come accade per la quasi totalit delle realt, semplici o complesse?
Si potrebbe, in questi ultimi casi, applicare la stessa logica valida per i numeri?
Qualit e quantit sono due principi che possono anche essere considerati, sul piano della realt in cui si trovano, poli opposti di quella stessa realt, considerabile rispetto a uno o all'altro dei due. Necessariamente ogni qualit conterr la traccia di una quantit, nei confronti della quale sar dominante, e ogni quantit, viceversa e sull'altro lato, avr in s quella di una qualit verso la quale prevarr.
La distanza che separa qualit e quantit determiner anche un percorso nel quale i due termini misureranno distanze tra loro diverse, attraverso gradi diversi.
Questo significa che il polo qualitativo perder in qualit e guadagner quantitativamente avvicinandosi a quello quantitativo e quello quantitativo aumenter la propria qualit allontanandosi dalla quantit nel suo procedere verso il polo qualitativo.
In questo percorso entrambi i poli assumeranno le caratteristiche del polo al quale si avvicineranno e perderanno quelle che lasceranno dietro di s, e quindi vicino al polo che si allontana. Questo percorso non lineare, ma ciclico, cos che ognuna delle due polarit, al suo estremo, si trasformer nell'altra e ricomincer sul piano contiguo il suo ciclo dinamico. Ciclo che ha come fine il raggiungimento di equilibri pi vicini alla perfezione, quando un ciclo evolutivo, mentre se sar involutivo degrader in un peggioramento del suo stato, il quale provocher la rottura dell'equilibrio lasciato. Ritornando alla ragione di questa analisi, occorre dire che quando un fine caratterizzato da una natura principalmente qualitativa, questo fine non potr essere ottenuto da azioni che siano quantitativamente dominanti perch, con questo, verrebbero a mancare gli elementi che determinano e conferiscono qualit, a ragione della distanza nella quale si invertono le caratteristiche dei due termini dell'opposizione prima considerata. Al contrario, invece, quando il fine sar essenzialmente di un ordine quantitativo, sar possibile ottenerlo anche con mezzi nei quali la qualit non domina, consentendo di andare oltre alla rigorosit qualitativa.
Per rifarci al calcolo matematico, per l'analogia che deriva da quello, si deve dire che se vero che un fine quantitativo raggiungibile anche attraverso una diminuzione o una divisione degli elementi quantitativi che, esorbitando quel fine, si devono ridurre per arrivare a raggiungerlo, altrettanto vero, al suo opposto, che un fine qualitativo ottenibile soltanto da un aumento e mai da una perdita di qualit. Come ultima considerazione necessario ricordare che mai il fine deve essere confuso coi mezzi impiegati per raggiungerlo, perch anche se esso sar il risultato dei mezzi utilizzati, sar sempre maggiore della somma di questi mezzi, cos come per ogni totalit in relazione alle parti di cui composta.


NOTE AUTORE
Gli spazi sotto le mie finestre sono ormai tutti occupati dalle torce accese che illuminano tristemente le punte sfavillanti dei forconi alzati al cielo... :D
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