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LE OPERE DI Massimo Vaj | Bio |
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AUTORE: Massimo Vaj
DATA: 1/1/2008
CATEGORIA: Saggistica
GENERE: Riflessioni
Critica a Hermann Hesse


In un suo scritto sulle religioni, lo scrittore Herman Hesse magnificava, entusiasta, la risposta di un monaco buddista che, alla domanda fattagli da Alessandro Magno sul senso della vita, cos rispose: "Nulla di sacro, aperta distanza!".
Quel monaco confondeva l'Infinito con l'indefinito, il Sacro col profano. Alessandro aveva incontrato il monaco sbagliato, e Hermann Hesse non stato in grado di coglierne la differenza.
La conoscenza, sulla superficie della sfera presa a immagine della realt incontra, nel suo procedere, l'indefinita aperta distanza e ruota continuamente senza poter approdare alla sintesi della certezza assoluta, poich l'estensione deve escludere l'essenziale, che non esteso ed il Principio che la determina, simboleggiato proprio dal Centro. Per questo l'estensione non pu essere infinita. L'Infinito non deve escludere nulla perch, se lo facesse, l'esclusione diverrebbe il suo limite. L'indefinito invece caratterizzato da un limite il quale, come se l'Infinito che l'ha creato lo chiamasse a s, mentre sta per essere raggiunto si allontana divenendo un orizzonte irraggiungibile. Il drago che si morde la coda (L'Uroboros o Ouroboros o Oroboros della Tradizione) il simbolo della razionalit che non riesce a comprendere interamente le ragioni della totalit di cui parte ed effetto, oltre a essere anche quello, su un altro piano pi elevato, della ciclicit di tutti gli eventi e dell'esistenza tutta. L'indefinito limite costituisce il confine della manifestazione che pu risolversi solo nell'Infinito, il quale, senza contingenze che lo circoscrivono, crea la realt relativa senza subirne le limitanti conseguenze, poich la causa non modificata dal suo effetto. Il fuoco non brucia il calore che lo determina. Hesse aveva una conoscenza "culturale", e non immediata, della Tradizione Vedica Induista, cos come del Taoismo e del Buddismo, ma egli proveniva culturalmente dal modo d'intendere la realt del Sacro propria al protestantesimo, che affida all'individuale, nel suo aspetto relativo e culturale, la comprensione di Principi universali che sono al pi basso grado di relativit e solo nel loro rapporto con l'Assoluto, e che possono essere compresi solo dalla comunicazione consapevole col Centro universale che Causa prima dell'individualit. Questo significa "al di sopra della mente" e in un modo "immediato" e senza distinzione n divisione, tra colui che conosce e la realt conosciuta. Mai all'individuo che non risiede stabilmente col proprio conoscere nella sfera dell'universale, quindi nel Centro di tutte le realt, concessa la conoscenza dei Principi universali e la conseguente capacit di "ragionare" per Principi, escludendo facilmente, con ci, ogni contraddizione e paradosso, i quali appartengono solo al regno dell'impossibilit.

Aggiungo questo appunto al giudizio espresso sopra su Hesse, ricordando il suo romanzo dal titolo "Il gioco delle perle di vetro", nel quale l'autore racconta di un ipotetico e speciale gioco che in grado di tradurre la realt nei suoi intimi meccanismi di principio, come se la realt fosse il risultato di un meccanismo. Naturalmente di questo magico pallottoliere non d mai nemmeno una sommaria descrizione di tipo logico, matematico o geometrico, ma non questa mancanza che deprime. Il mio sconforto di lettore segue la consapevolezza che la totalit non potr mai essere racchiusa in un sistema che sia qualcosa pi che simbolico, essendo il simbolo il rappresentante muto della realt, perch ne sintetizza i principi attraverso immagini, non altrimenti comunicabili, che evocano intuizioni interiori. Cos per i Tarocchi, per le Rune celtiche, per lo I Ching cinese e per altri microcosmi che racchiudono il macrocosmo, per la legge della corrispondenza analogica che assicurata dal fatto che il grande deve obbedire alle leggi che regolano il piccolo poich il grande il risultato dell'unione dei piccoli. Dalla conoscenza dei principi universali nascono questi insiemi simbolici che, per, mai costituiscono un sistema di pensiero, e questo per un'impossibilit a esserlo derivata da ragioni precise. La pi importante delle quali che la totalit indefinita nel suo racchiudere un tutto che per essere tutto ha necessit delle eccezioni, mentre ogni sistema ha il vezzo di costituire una sistematizzazione di pensiero che, per definizione, deve escludere ci che non rientra nei suoi obiettivi e, di norma, quello che esclude l'essenziale che non pu essere colto dalla consequenzialit del pensiero, e quest'assenza della centralit ineffabile rende la sistemizzazione inapplicabile, illusoria e limitante. Un'altra ragione importante data dal credere che il tutto possa riempire la logica del pensiero. questa un'altra impossibilit, perch la logica, quando rispettosa dei principi dai quali deriva e non un'assurda sequela di proposizioni casuali, conseguenza ed effetto della verit, e in quanto tale non potr a propria volta contenere interamente il proprio contenitore e comprendere la verit nella sua totalit. Su questa incomprensione di principio, che costituisce un pregiudizio, Hesse ci ha costruito un romanzo spacciandolo per il frutto di una conoscenza superiore che non mai stata alla sua portata di comprensione.
Vorrei sottolineare che un simbolo, per essere compreso nella sua interezza, deve essere considerato non soltanto per ci che contiene, ma anche per quello che esclude, e un simbolo universale non esclude nulla. Il Tao, per esempio, costituisce la rappresentazione piana, bidimensionale quindi, della spirale che modulo del movimento ciclico universale, la quale ha un centro fisso che asse, ed racchiusa da una circonferenza. Il fatto che sia piana non esclude la vista tridimensionale, n la sua rotazione e neppure il fatto che la circonferenza diviene la distanza infinitesimale che misura e differenzia le spire tra loro. Occorre ricordare che in questo simbolo anche il nulla esterno dal quale esso contenuto ha il suo senso simbolico.


NOTE AUTORE
Hesse celebrato come scrittore di conoscenza, ma ha solo miscelato una cultura orientale mal compresa con il suo retroterra pseudo religioso derivato dal protestantesimo.
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