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LE OPERE DI Massimo Vaj | Bio |
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AUTORE: Massimo Vaj
DATA: 1/1/2008
CATEGORIA: Saggistica
GENERE: Riflessioni
Critica a Wolfgang Goethe


Quello che chiamato il "Paradosso di Goethe", per il fatto che lui il suo ideatore, cita cos: "Il sapere come una sfera, pi grande, pi sar vasta la superficie di contatto che ha con l'ignoto".
mia intenzione, con l'esposizione che segue, chiarire la radice del grave errore di principio che ha indotto Goethe a formulare questa considerazione contraddittoria, che si appoggia al simbolismo spaziale per definire il rapporto tra la conoscenza e la realt mutevole:
Se il modo di conoscere pu essere rappresentato analogicamente dalla sfera, questo modo di sapere ruoterebbe, secondo Goethe, sulla sua superficie ignorandone il centro. Questo centro, privo di dimensione, non un qualsiasi punto della sfera, presa a immagine della realt. Esso costituisce l'origine e la sintesi dei molteplici e divergenti punti di vista, suoi lontani riflessi capovolti, dei quali la circonferenza dell'esistenza si orna. Analogamente al punto geometrico esso non si estende in una forma, che la definizione di un limite, costituendo il muto rappresentante dell'onnipresenza divina, perch ovunque presente e invisibile ai sensi, ma non al diretto Intuire dell'aspetto superiore dell'intelletto, di cui l'uomo fornito, che in grado di vedere, per una via non mediata dalla mente, l'universalit. Universalit che radice di tutta la manifestazione dell'esistente.
Il punto di vista che rappresenta la conseguenza logica di un principio universale, il quale non pu ammettere contraddizioni di sorta, non costituisce pi un paradosso perch deve citare cos: "L'ignorare come una sfera, pi piccola, pi sar grande la comprensione dei propri limiti".
Goethe considerava la conoscenza come fosse situata sulla superficie della sfera e non nel Centro di essa. Poich quella sulla superficie costituisce la conoscenza superficiale e quindi mai esaustiva, mancando della concezione del Centro che sua causa, si deve perci dire che questa conoscenza, stravaccata sulla superficie, in realt l'ignoranza. Per questo pi diventa grande e pi ignora. Per questo la "cultura" di natura sincretica puro accumulo nozionistico che ostacola la visione del Vero attraverso la configurazione di pregiudizi.
Per inversione analogica, quando la conoscenza a essere sulla superficie della sfera, pi si rimpicciolisce e pi si avvicina al Centro della sfera, e quindi al punto d'origine dove il sapere trova la sua sintesi, attraverso l'abbandono della conoscenza superficiale che mai esaurisce le proprie questioni. solo nel Centro, dove si trova la Causa prima dell'esistenza, che la consapevolezza trover la sua ragione di essere. Solo questi due ultimi punti di vista sono complementari tra loro nella risoluzione comune e centrale, mentre il paradosso di Goethe, essendo una contraddizione in quanto ogni paradosso deve, per definizione implicita, essere una contraddizione ai principi che vorrebbe rappresentare non costituisce, in quanto paradosso, che un'impossibilit.
Ci sarebbe anche la possibilit di osservare le cose con un'altra chiave interpretativa, quella che vede la sfera ingrandirsi. Questo implicherebbe che se fosse l'ignoranza a essere sulla superficie essa aumenterebbe con l'aumento della stessa mentre se fosse il sapere... aumenterebbe a propria volta, ma resterebbe sempre privo di consapevolezza della propria, essenziale, centralit. solo conoscendo la natura del principio che si possono comprendere le successive sue conseguenze. Questi altri due modi, che derivano da altre e diverse chiavi interpretative sono, a loro volta, complementari tra loro rispetto all'ingrandimento che, in questo caso, sostituisce la riduzione della sfera, analogicamente intesa a rappresentare il sapere o l'ignorare. Si deve dire, in definitiva, che tutto ci che si allontana dal Centro, che sua causa, compie un ciclo il quale, attraverso la sperimentazione delle proprie possibilit di essere subisce inevitabilmente un degrado, in questo suo allontanamento dalla perfezione del principio che l'ha generato. Esprimendosi, per, la realt attraverso una modalit ciclica, anche questo degrado esaurir la propria funzione e preparer le condizioni future di un altro e nuovo ciclo che potr trovarsi su un livello superiore o inferiore al precedente, in dipendenza della consapevolezza che riuscito a maturare, e questa legge vale tanto per il conoscere quanto per l'intera vita stessa, sia nei suoi aspetti particolari che in quelli generali, in riferimento ai cicli microcosmici e a quelli macrocosmici che inevitabilmente riflettono le stesse modalit dei cicli minori dei quali sono composti. Lo stesso si deve dire per l'individualit che compresa nell'universalit e che, per questo, non pu comprenderla a propria volta esaurientemente, almeno finch rester confinata nella propria individualit.

Il fascino che ha esercitato e che esercita il paradosso di Goethe dipende dalla sensazione che sia vero e applicabile alla realt, perch vorrebbe spiegare che pi sono le cose che si conoscono e maggiori saranno le nuove questioni che si presenteranno all'intelligenza, in un'amplificazione direttamente proporzionale alla conoscenza che, per questo perverso meccanismo, dovr necessariamente riconoscersi inadatta al compito che le stato assegnato dalla sua ragione di essere. In effetti a ragione che si deve dire che per quel modo di conoscere, usuale e mediato dalla mente razionale, non sia possibile chiudere il cerchio delle risposte ai quesiti che gli si pongono continuamente, e questo dovuto al fatto che quel modo mediato e interpretativo, proprio alla natura della mente, quando non ha un collegamento con la conoscenza immediata e non relativa dei principi universali e centrali dell'esistenza, i quali sono i soli a costituire un perfetto punto di inizio dal quale, a cascata, discendono gli altri principi, con gradi maggiori di relativit proporzionali al loro allontanamento dal principio primo, dicevo che quando non c' la consapevolezza dei principi universali dell'esistenza si finisce inevitabilmente nella contraddizione alle leggi stabilite da questi principi, e nell'incomprensione che segna l'incapacit di spiegarsi la realt relativa e la sua finalit che relativa non pu pi essere.


NOTE AUTORE
Le intuizioni scientifiche di Goethe che si sono rivelate esatte, come quella della fusione dell'osso intermascellare nell'uomo che negli animali staccato, lo investirono di un prestigio scientifico che coinvolse anche la sfera delle sue interpretazioni di ben altro ordine, metafisico intendo, dandogli, verso queste ultime, una sorta di garanzia che non trova corrispondenze nella dottrina che frutto della visione diretta dei principi universali che Goethe non aveva. Non un accidente che l'Antroposofia staineriana a lui si rivolga come a un maestro. Rudolf Steiner stato un altro autore che si arrogato la manipolazione di conoscenze che non ha mai capito per ci che sono in realt.
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